Musica e pubblicità: linee parallele o rette incidenti?

“I’m Rita Ora. This is Tezenis.” É dal 2015 che la nostra biondissima, bellissima, pop-star britannica ci invita a comprare intimo e bikini con questa frase. Sono quindi due anni che ci illude che con la sua collezione tutta pizzi e forme geometriche possiamo essere fighe come lei. Naturalmente, utopia.

Altro caso, certamente più discusso, è il nostro caro Federico Leonardo Lucia, in arte Fedez.        Il rapper, giudice per il quarto anno a X Factor, ha prestato più volte la sua immagine come sponsor, partendo da una linea Sisley, passando per le Giravolte (lo spot più trash degli ultimi 10 anni), e arrivando in ultimo al brand internazionale Bershka.

Ma la domanda al centro di tutte le polemiche che ruotano irrimediabilmente intorno a questo argomento è una sola: quanto cantanti e cantautori si devono “rendere disponibili” al consumismo e al marketing odierno?

Ma anche la risposta è una sola. Siamo in un paese libero e democratico e ognuno prende la decisione che crede più consona…. tradotto in poche parole: fate come vi pare.

Però ora parliamoci chiaro… se dobbiamo fare le cose, le facciamo per bene: voglio che Malika Ayane pubblicizzi le gallette di riso per noi povere anime a dieta, o che Adam Levine faccia da sponsor a qualcosa tipo i ‘Maroon 5 Cereals’ , certamente un modo efficace per sostituire i corn flakes a pane e nutella.

Ma sicuramente il supertop lo si raggiungerebbe usando il volto di una delle nuove stelle del rap italiano: Sfera Ebbasta, perfetto per pubblicizzare le varie Bic o Staedtler.

Già mi immagino noi matricole in facoltà senza niente, né zaino né dispense varie:                         solo una penna a sfera… ebbasta.

Perché Sanremo è Sanremo…

Le festività natalizie sono ormai passate da un po’, quindi al ‘siamo tutti più buoni’ possiamo sostituire il ‘siamo tutti più sinceri’. Possiamo quindi commentare la carrozzata trash di Big (ma quali Big?) che la prossima settimana si esibiranno al carissimo Festival di Sanremo.

    1. Samuel. Alla prima letta, parte automatico il ‘Ma chi è?’, ma quando si scopre che è il cantante dei Subsonica scatta subito il respiro di sollievo, la minima consapevolezza che forse qualcosa di salvabile questo Sanremo lo abbia.
    2. Albano. Non so perchè ma a livello di trash è quello su cui punto più di tutti. Forse perchè spero nel ritorno di Romina nella serata duetti o perchè mi auguro un nuovo scandalo plagio, stile accusa a Michael Jackson con ‘I cigni di Balaka’.
    3. Elodie. É la tipa con i capelli da Winx uscita da Amici lo scorso maggio, quella con la voce simile a Emma, con il brano scritto da Emma e prodotto da Emma.
    4. Paola Turci. Il titolo della canzone è ‘Fatti bella per te’ e già mi piace un sacco. Dai Paola, non ci deludere.
    5. Michele Bravi. Rimasto freezato dai tempi della vittoria a X Factor, vediamo se questo Festival riuscirà a far scongelare un ragazzo che, a livello interpretativo, non è certamente da escludere.
    6. Giusy Ferreri. La nostra carissima Giusy è tornata dallo sfiancante viaggio Roma-Londra-Bangkok ed atterra all’Ariston con una canzone in grado di mettere in crisi le persone poco sveglie come me già dal titolo: ‘Fatalmente male’ ‘Fa talmente male’. A libera interpretazione.
    7. Fiorella Mannoia. L’unica vera gioia di questo Sanremo. Non ci deludere. Amen.
    8. Nesli & Alice Paba. Lui un poeta (giudizio palesemente di parte), lei dalla regia mi dicono abbia vinto The Voice, ma sinceramente mai sentita.
    9. Gigi D’Alessio. Io non commenterò troppo sinceramente perchè comunque dai, no. Però voglio dire questo… già lo schiaffate in prima serata a capodanno, ora anche a Sanremo? Ma non ci concedete neanche una pausa semestrale?
    10. Ron. Per la serie ‘Rispolveriamo l’antico’ ospite quest’anno Ron. Per il prossimo Festival si aprono le scommesse su Gino Paoli, Nada, Pino Donaggio e Umberto Balsamo.
    11. Fabrizio Moro. Caro Moro non importa che brano porti, come ti vestirai, se sarai intonato… se come cover porti De Gregori per me hai già fatto bingo.
    12. Giulia Luzi & Raige. Lei big di cosa che per noi è rimasta nei secoli dei secoli l’amica di Annuccia in Un Medico in Famiglia. Lui spero venga riconosciuto come bravo autore quale è (giudizio di parte pt.2).
    13. Michele Zarrillo. Le sue canzoni sanremesi sono sempre state abbastanza piacevoli, però credo proprio che il suo momento diventerà un’ottima pausa tweet.
    14. Alessio Bernabei. Lui ci prova ragazzi, me l’ha giurato, ci prova a stare lontano da Sanremo, ma proprio non ci riesce. E così puntuale come una cambiale, Bernabei si ripresenta per la terza volta consecutiva sul palco dell’Ariston. Ormai è di casa.
    15. Ermal Meta. Ermal caro, dopo che per anni hai distribuito in lungo e in largo brani neanche stessi facendo volantinaggio, forse era ora di iniziare a scrivere un po’ di più per te. Non ci deludere proprio ora.
    16. Lodovica Comello.
    17. Sergio Sylvestre. ‘Ma chi? 2.0′ Cerco un po’ su internet e leggo che è il vincitore della scorsa edizione di Amici. Bene. Ma neanche al Coca Cola Summer Festival si è esibito. Bene, ma non benissimo.
    18. Clementino. Anche su di lui il mio giudizio è estremamente di parte, il mio amore sconfinato dopo Pechino Express non mi fa essere lucida perciò, passo.
    19. Chiara Galiazzo.  Sanremo 2016- Francesca Michielin- ‘Nessun grado di separazione’   Sanremo 2017 – Chiara Galiazzo – ‘ Nessun posto è casa mia ‘                                                                                              Vorrei capire se il ‘Nessun’ fa parte del contratto Vincitore di X Factor o cosa.
    20. Francesco Gabbani. Esatto proprio lui. Quello che l’anno scorso ci invitava a dimenticare tutto con un Amen, così insistente che neanche Papa Francesco all’Angelus. Quest’anno slitta nella categoria Big, con quello che verrà presto ricordato come ‘Il brano di Gabbani’…. voglio dire chi riuscirà mai a memorizzare ‘Occidentali’s Karma’? Qualcuno gli ricorda che é il festival della canzone italiana?
    21. Bianca Atzei. Indovinate un po’? Quest’anno cambia e il brano lo scrive… Kekko dei Modà! Ah già, come tutto il resto della sua discografia (discografia?).
    22. Marco Masini. Marco caro però mi hai deluso… io confidavo in te, invece nulla. Neanche mezzo insulto nel titolo. Le tue sono le canzoni più dedicate in assoluto e tu ci vuoi destabilizzare in questo modo? Confido nel testo dai.

Coachella state of mind

É arrivato ragazzi. É arrivato quel periodo dell’anno in cui apri Twitter, vedi le foto del Coachella e ti prende a male. Apri Instagram, ne vedi altre e nel frattempo gli occhi diventano lucidi. Poi apri Facebook, vedi anche i video ed è la fine, piangi il Garda.

Il Coachella è il festival californiano più famoso al mondo, dove ogni anno, per tre giorni, da mezzogiorno a mezzanotte si alternano concerti a ruota, su sette palchi diversi.


Ad esibirsi ci sono sia gruppi e cantanti emergenti che le grandi personalità del panorama mondiale, quest’anno ad esempio ci sono “solo” Ellie Goulding, i Guns N’ Roses, Halsey, Zella Day, i Disclosure, Zedd, Sia, Calvin Harris e molti altri… delle personcine così insomma.

Anche tra i visitatori non ci sono solo persone comuni o appassionati di musica, ma anche moltissime star che aggiornano momento per momento sui social, divertendosi a farci pentire di vivere dall’altra parte del mondo.

Anche quest’anno troviamo la sobria Paris Hilton, che ha scelto un abito comodo, da tutti i giorni.

Sono presenti anche le sorelle Jenner, con Kylie che sfoggia il suo nuovo look (fa un pò Mermaid Melody eh, ma lei è sempre perfetta)

Secondo le ultime news, in giro dovrebbero esserci anche Nina Dobrev, Justin Bieber, Ed Westick e Vanessa Hudgens.

E quindi niente, anche quest’anno si va al Coachella l’anno prossimo.

Il nuovo lavoro di Niente: “Mete”

L’1 Febbraio scorso, il cantautore romagnolo Niente, nome d’arte di Mirko Paggetti, ci ha proposto il suo nuovo lavoro, Mete, un disco fortemente pop con influenze e richiami british anni ’80.

Un album, Mete, in cui si parla di obiettivi prefissati, di sogni ad occhi aperti , di fallimenti quotidiani, il tutto accompagnato da basi e musiche fresche ed efficaci, che riescono a colpire fin dal primo ascolto.

Da mettere in evidenza il testo di Il Dopo, non troppo articolato ma diretto e incisivo, l’instrumental iniziale di Spavento, le venature nostalgiche e malinconiche di Quando sarai Niente.

La traccia senza dubbio più interessante e credo più promettente è Profonda mente, che incuriosisce già dal gioco di parole nel titolo.

Un bel disco, da ascoltare dall’inizio alla fine senza esclusioni.

In una recente intervista Niente ha affermato “L’aspettativa più grande è che le canzoni siano apprezzate.” Se le canzoni sono all’altezza (come in questo caso), è un gioco da ragazzi.

Buon compleanno Radio Deejay!

La radio accompagna tutti i momenti della giornata: il buongiorno e il caffè, lo studio per i più giovani, il viaggio in auto.

Ovviamente poi alcune radio lo fanno meglio e altre meno. E Radio Deejay è la migliore.

Con oltre 20 programmi a settimana, 8 blog e una quotidiana presenza social, il gruppo di Radio Deejay è riuscita a fare dei suoi ascoltatori una famiglia, grazie anche a degli eventi spettacolari.

Lo scorso anno, hanno festeggiato il compleanno al Fabrique di Milano, mentre per il 2016 hanno deciso di sbarcare al Palalottomatica di Roma. Una festa incredibile, dove hanno preso parte da Laura Pausini (che ci ha offerto anche un tutorial per la coreografia di Simili) a J Ax, da Maître Gims a i Negramaro, da Max Pezzali a Fedez.

Ad aprire sono stati Marco Mengoni e Elisa con un tributo all’immenso David Bowie, per poi passare a degli spettacolari giochi di luci, grazie a dei braccialetti luminosi “telecomandati”, fino ad arrivare alle coreografie eseguite dai conduttori stessi, senza dimenticare ovviamente Fabio Volo che si esibisce sulle note di Frank Sinatra.

Inutile dire che stata una festa pazzesca, a dimostrare per l’ennesima volta che il duro lavoro, la costanza e la buona musica premiano sempre con l’entusiasmo degli ascoltatori

Alcune persone credono in Dio, io credo nella musica. Alcune persone pregano, io giro le manopole della radio.
One Nation. One Station. One Love.






Formule: il nuovo lavoro di Marazzita

Uscito il 10 Febbraio scorso, il disco d’esordio del cantautore calabrese Marazzita si sta lentamente facendo strada nel panorama delle nuove proposte italiane.

Formule, questo il titolo del lavoro, ha un che di vintage, di anni ’70, ma è allo stesso tempo molto originale e singolare. Le stesse canzoni hanno dei nomi particolari, abbastanza ricercati, che però non sempre riescono ad avere dei nessi con i significati dei testi.

Molto interessante il testo di Desktop, una critica sociale al web e al primato che ha ormai all’interno delle nostre vite.

Altri pezzi degni di nota sono sicuramente Tutto ci scorre addosso, Formule e Energia Cinetica.

Sicuramente la cosa più interessante di questo disco è il piacevole contrasto tra equazioni matematiche e parole scientifiche e le sonorità calde, leggere e soft.

 

Il Fai-Da-Te per eccellenza: la musica indie

Solitamente, parlando di musica indie si intende il neologismo inglese riferito ad un insieme di generi musicali caratterizzato da una certa indipendenza dalla musica pop, dal mainstream, ma anche dalle cosiddette etichette Major (Warner, Universal, Sony, EMI).
Mentre negli Stati Uniti e nel Regno Unito l’indie si è diffuso alla fine degli anni ’80, in Italia è giunto solo con l’avvento del nuovo millennio (l’importante è arrivare, giusto?)

Nonostante il leggero ritardo (cosa saranno mai 20 anni!), ad oggi direi che non possiamo proprio lamentarci degli esponenti di questo genere.

Iniziamo con una delle band più seguite, Il Teatro degli Orrori, che fin dal disco d’esordio, Dell’Impero delle tenebre (2007), ha raccolto un ampio e quasi unanime consenso di critica (e di pubblico). Troviamo poi i The Zen Circus, che dopo un inizio tutto inglese, hanno deciso di iniziare a scrivere i testi in italiano, raccogliendo decisamente più approvazioni.

Come non nominare poi il simbolo indiscusso del cantautorato indie moderno, Vasco Brondi de Le Luci della Centrale Elettrica, diventato ormai un punto di riferimento per molti artisti emergenti.

A Bologna troviamo invece il fenomeno del momento, la band de Lo Stato Sociale, capace di catturare l’attenzione dei più giovani grazie ai testi e alla loro geniale ironia.

Altro portavoce del genere, Mannarino,  che con il suo mix contaminato di musiche eclettiche e popolari è riuscito in poco tempo ad emergere anche al di fuori dell’ambito romano.

In ultimo, assolutamente non per importanza (anzi!), Levante, la nuova stella dell’indie-pop esplosa a Torino con il manifesto generazionale ‘Alfonso‘.                                                                  Nel 2013, ai microfoni di Tgcom24 affermava: ”L’unica certezza che porto con me è l’immortalità di una bella canzone che ha la forza di stravolgere qualsiasi tipo di regola e trova comunque la strada per arrivare al pubblico.” E direi senza alcun dubbio che lei e le sue canzoni abbiano trovato proprio una bella strada.

Senza fare nomi, vorrei ringraziare tutti coloro che mi hanno presentato e fatto conoscere questo genere musicale… Grazie di cuore.

It’s Christmas Time!

Nel 2009 i Train ci regalano il singolo Shake up Christmas, mentre nel 2012 i Coldplay donano all’intera umanità Christmas light. Lo scorso anno una bella doppietta: Lady Gaga e Tonny Bennet con la cover di Winter Wonderland e i Florence and the Machine, con quella di Last Christmas degli Wham.

In tutto questo ovviamente non dimentichiamo nè Mariah Carey con l’intramontabile All I want for Christmas, diventato ormai un must invernale, d’obbligo come il pandoro, nè Michael Bublè, puntuale ogni dicembre come un orologio svizzero.

Quest’anno la new entry del panorama natalizio è Kylie Minogue, con un cd, ‘Kylie Christmas’ che fa un pò recita delle elementari, ma per questo periodo direi che è l’ideale.

Questo Natale lasciate stare cappelli e profumi… REGALATE MUSICA, che non sbagliate mai.

Tiziano Ferro esiste per tutti…… per fortuna!

Mi aspettavo una fotocopia ridimensionata del concerto a San Siro.

Ma a livello di emozioni, di contatto con il pubblico, è stato molto, molto di più. Un miracolo di Milano 2.0.

Sarà stato il clima inevitabilmente teso, la voglia di essere più uniti che mai, l’ambiente più piccolo ed intimo,  i residui dell’adrenalina del tour estivo…  Tiziano Ferro è comunque riuscito a dare l’ennesima dimostrazione di essere un artista con la A maiuscola.

Lo spettacolo è stato quasi del tutto corrispondente a quello di quest’estate negli stadi, dove è stata proposta tutta la carrellata di singoli  che ci hanno emozionato e commosso in questi ultimi quindici anni.

Più di due ore di show, nelle quali Tiziano ha dato prova di essere anche un gran ballerino, con delle coreografie molto complesse e basate sulla coordinazione con il corpo di ballo: per i pezzi di legno negati a ballare come me, direi praticamente impossibili.

La cosa bella dei concerti di Tiziano è che passi da delle canzoni tipo Sere Nere o La Fine, durante le quali  i palazzetti diventano un occhio lucido unico, a Lo Stadio o Raffaella è mia, dove tutti, dal primo all’ultimo ballano tutti (anche gli over, posso assicurare), a Hai delle isole negli occhi con il suo stile soul.

L’European Tour è appena cominciato, quindi questo è solo l’inizio…… Dopodiché avviamo il nuovo countdown per il disco di inediti.

Nel frattempo… sabato replichiamo con l’ennesimo miracolo di Roma.

Nuove proposte del panorama musicale: intervista a Francesco Mattia Pisapia dei Terzo Piano

Qualche giorno fa ho recensito il loro album d’esordio ‘Super Super’, oggi invece scambio quattro chiacchiere con il cantante dei Terzo Piano, Francesco Mattia Pisapia, che mi ha raccontato il suo punto di vista in alcuni ambiti e svelato qualche notizia in più sul loro percorso artistico.

Quanto conta per voi il testo di una canzone rispetto alla musica?

Dipende. Negli ultimi anni abbiamo dato sempre più valore alle parole o per meglio dire al significato delle parole, perchè al suono delle parole siamo sempre stati molto attenti. In passato (essendo forse anche noi più giovani) credevamo di aver poco da dire, ma era un errore. Abbiamo poi capito che di cose da dire ne avevamo e dovevamo solo trovare un nostro personale modo per farlo.     In questo disco crediamo di esserci davvero riusciti. Comunque per rispondere alla tua domanda non posso non dirti che in fase compositiva il testo è qualcosa che arriva cronologicamente per ultimo (non per questo è meno importante). Scriviamo la musica, con la relativa melodia e poi troviamo un testo. A volte siamo stati anche ispirati da ciò che la musica ci trasmette, altre no.

Quanto e come vi trovate cambiati artisticamente dal primo EP (Treppi Eppi) ?

Enormemente. Dal nostro primo Ep è cambiato tutto, sono cambiati i gusti, gli strumenti, la formazione..insomma è rimasto solo il nome Terzo Piano! Scherzi a parte, è stato un processo obbligatorio. Sono maturati i nostri ascolti e soprattutto è maturata la consapevolezza di quello che realmente volevamo fare con la musica. Non solo abbiamo cambiato genere ma a mio avviso in questo disco siamo riusciti a fare qualcosa che appartenesse più a noi che alle nostre influenze.

Avete partecipato e vinto la terza edizione del concorso “Le Canzoni Migliori Le Aiuta La Fame 2014/2015”, ottenendo così un contratto discografico con l’etichetta indipendente di Perugia La Fame Dischi per la realizzazione del vostro disco: quanto è importante avere alle spalle il supporto di un’etichetta discografica?

E’ importante avere qualcuno che non solo crede è in te ma che è disposto a lavorare insieme a te. Esiste un lato del fare musica che non è musica ma con cui purtroppo dobbiamo fare i conti. Organizzare un tour, progettare delle uscite, avere dei contatti. Insomma un’ etichetta (che lavori bene, perchè ho sentito di tante esperienze negative da amici/colleghi) è una reale forza lavoro in più spesa attorno al tuo progetto musicale. Poi con La Fame Dischi ci siamo trovati da subito bene perchè abbiamo davvero lo stesso punto di vista su tutto.

Come vivete i concerti? Vi piace di più lo studio di registrazione o il contatto con il pubblico?

Sono entrambi lati belli dello scrivere musica. Vedere come si evolve una tua creazione in studio e le possibilità che hai (sopratutto in un genere come il nostro) di sviluppare le potenzialità di un brano è qualcosa di meraviglioso. Pero’ vedere come la gente reagisce ai tuoi pezzi live è qualcosa di imparagonabile. L’energia dei concerti e lo stesso divertimento della vita in tour(stress a parte) è quello che almeno io preferisco.

I giovani artisti trovano sempre più difficoltà a trovare la propria strada e molti scelgono l’estero. Meglio lottare per rimanere o cercare il successo altrove?

E’ vero, all’estero la musica è un’altra cosa. E’ una cosa seria, come deve essere. In italia il musicista è ancora visto come un “artista, un sognatore”. In Italia qualsiasi “artista” viene visto come un sognatore, un illuso, finché non succede che ha successo e ad un tratto diventa uno che semplicemente è nato con chissà quale talento da invidiare. Non è così, almeno per me. La musica è una forma d’arte ma puo’ essere anche un normale lavoro, oggetto di studio e di sacrifici che devono essere visti come tali, come i sacrifici che vengono fatti ed apprezzati in qualsiasi altro campo. Noi pero’ ad andare via non ci abbiamo mai pensato, ad esempio abbiamo sempre cantato in italiano, che poi non è stata neanche una scelta ma una cosa naturale: siamo italiani parliamo tutto il giorno italiano per quale motivo davanti ad un microfono dovremmo cambiare lingua? Per ora crediamo che il nostro posto sia qui, in questa Italia che non è il massimo ma che alla fine è casa nostra, poi vedremo.

Il disco con cui siete andati più in fissa in assoluto? Quello che avreste voluto incidere voi?

Posso parlare per me, il resto della band non so. In rapporto al fatto che suono, che canto, insomma che faccio musica mia ho sempre diviso gli album in due categorie: onestamente belli e inarrivabili. Ai secondi potevo solo inchinarmi e rimanere scioccato davanti alla loro bellezza, dei primi invece potevo iniziare ad inquadrare il lato compositivo facendomi domande anche su cosa fosse passato in testa all’autore. Senza scavare troppo nel passato faccio due esempi di musica contemporanea. “An awesome wave”, il primo degli Alt-j per intenderci, è un album onestamente bello nella sua semplicità. Quando l’ho scoperto nel 2013 mi sono messo a pensare come avessero fatto in quel momento storico a creare qualcosa di non già sentito, non innovativo, semplice ma così bello. Poi ci sono album come le produzioni di James Blake in merito alle quali so dire solo “è un genio, è un prodigio”, senza potermi neanche fare domande a riguardo.

Cosa pensate dei talent show? Partecipereste mai?

In realtà mai dire mai. Pero’ ti posso dire che per come la vedo io i talent più che un’occasione di successo rappresentano ad oggi un’ occasione di fallimento totale nella vista di un artista. Ti danno la possibilità di perdere alcuni anni lontano dalla vita reale, l’unica che potrebbe ispirare il tuo lato creativo. Ti danno la possibilità di ingabbiarti in contratti sicuramente economicamente svantaggiosi per te, ti danno l’illusione psicologica di un cambio di vita (che quasi mai arriva) e in quella speranza ti costringono ad abbandonare tutto quello che c’è intorno a te in quel momento. Forse ancor peggio di tutto quello che ho detto prima c’è il fatto che offrono la tua “arte” al peggior pubblico possibile, quello televisivo. Il pubblico che si scorda di te se non compari in tv per più di tre settimane, il pubblico che ama un varietà televisivo non la musica che in esso è contenuta. Senza contare che il solo fatto di essere andato in tv creerà anche una buona dose di snobbismo nei confronti di un’altra grande parte di pubblico, quello che si dichiara a tutti i costi “underground”! A sostegno della mia tesi c’è il fatto che per 3 o 4 artisti di cui sentiamo ancora parlare dopo 6-7 anni di talent ce ne sono centinaia e centinaia finiti nel dimenticatoio. Poi a me fa ridere questa grande ricerca del nuovo talento. Per come la vedo io non abbiamo bisogno di scoprire nuovi cantanti ma di scoprire nuove canzoni.