Gli intramontabili successi del passato

Lo scorso sabato sera sono andata a fare un giro (lo ammetto, alla ricerca di un soffio di brezza estiva) nel meraviglioso borgo arroccato di Nemi, con vista mozzafiato sul lago.

Ad aggiungersi a questa fantastica prospettiva… Sorpresa! Serata cover, i più grandi successi di De Gregori, De André, Vasco Rossi e il mio amato Battisti. Inutile dire che tutti, dai bambini ai nonni canticchiavano i motivi che hanno segnato il nostro panorama musicale. Perchè non c’è niente da fare: i grandi successi rimangono, li continueremo, anche involontariamente, a cantare… Chi è che non sa il ritornello di ‘Con il nastro rosa’? O quello di ‘Generale’? Chi è che durante le feste non ha mai cantato ‘Albachiara’ a squarciagola?

Al che parte un’inevitabile riflessione, quali e quanti dei cantautori in voga oggi saranno venerati in questo modo tra sessanta, settant’anni?

Un pensiero su “Gli intramontabili successi del passato

  1. Foto del profilo di Filippo Maria CaggianiFilippo Maria Caggiani

    Purtroppo credo che i cantautori di oggi non possono nemmeno sognarsi di lasciare un segno paragonabile a quello dei cantautori “classici” del passato. Il motivo è che il mercato della musica, le abitudini di ascolto, e i valori su cui si fonda la società sono completamente diversi rispetto agli anni in cui la discografia era ancora guidata da persone che davano fiducia ai propri artisti. Negli anni ’60 e ’70 c’erano discografici illuminati che davano agli artisti la possibilità di provare e sbagliare, prima di arrivare al successo. La musica aveva nella società un ruolo molto più importante rispetto a oggi, e anche se i fenomeni puramente commerciali ci sono sempre stati, c’era una distinzione abbastanza evidente tra la musica di intrattenimento e quella un po’ più impegnata o comunque di maggior spessore artistico.

    La realtà di oggi è molto diversa: la musica ha perso valore. Quasi nessuno è più disposto a pagare per comprare musica riprodotta. Di conseguenza, se la musica non ha alcun costo per chi l’ascolta, poco importa che non sia di grande qualità, che sia veicolata attraverso MP3 riprodotti da un cellulare, o che sia ascoltata distrattamente in mezzo al traffico. La musica di oggi, insomma, si consuma in fretta. Gli artisti riflettono questa situazione, trovandosi a dover sopravvivere in qualche modo in un contesto in cui il loro “prodotto” ha perso valore. Sono però soprattutto i discografici a non avere più a cuore la musica. Le scelte discografiche oggi hanno una visione cortissima, perché un brano che viene prodotto oggi deve ottenere un successo immediato, senza la concessione di un secondo tentativo.

    La musica di oggi ha un ricambio velocissimo. Un brano che ottiene un discreto successo viene passato dalle radio in modo ossessivo, e “bruciato” in un arco temporale ristrettissimo. Passato un brano, avanti un altro. Il pubblico non ha il tempo di assaporare le canzoni, di goderle, di viverle. Rispetto al passato, mi sembra che manchi sostanzialmente il desiderio della musica. Il fatto di poter ascoltare un brano gratuitamente in qualsiasi momento, ovunque ci si trovi, è una grande differenza rispetto al passato. Le generazioni passate ascoltavano un brano alla radio e per poterlo risentire dovevano aspettare il passaggio successivo in radio, oppure andare a comprare il disco. Non c’erano altre possibilità. Oggi la musica si ascolta gratis in streaming sul cellulare, in qualsiasi momento.

    Un po’ come in amore, la troppa presenza uccide il desiderio, e subentra la noia. La musica di oggi, pur essendo ovunque, è più un noioso rumore di fondo che una colonna sonora della nostra vita. Per questo motivo, secondo me, la maggior parte dei cantautori di oggi non lascerà un segno come i cantautori del passato.

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