Archivio mensile:novembre 2015

Tiziano Ferro esiste per tutti…… per fortuna!

Mi aspettavo una fotocopia ridimensionata del concerto a San Siro.

Ma a livello di emozioni, di contatto con il pubblico, è stato molto, molto di più. Un miracolo di Milano 2.0.

Sarà stato il clima inevitabilmente teso, la voglia di essere più uniti che mai, l’ambiente più piccolo ed intimo,  i residui dell’adrenalina del tour estivo…  Tiziano Ferro è comunque riuscito a dare l’ennesima dimostrazione di essere un artista con la A maiuscola.

Lo spettacolo è stato quasi del tutto corrispondente a quello di quest’estate negli stadi, dove è stata proposta tutta la carrellata di singoli  che ci hanno emozionato e commosso in questi ultimi quindici anni.

Più di due ore di show, nelle quali Tiziano ha dato prova di essere anche un gran ballerino, con delle coreografie molto complesse e basate sulla coordinazione con il corpo di ballo: per i pezzi di legno negati a ballare come me, direi praticamente impossibili.

La cosa bella dei concerti di Tiziano è che passi da delle canzoni tipo Sere Nere o La Fine, durante le quali  i palazzetti diventano un occhio lucido unico, a Lo Stadio o Raffaella è mia, dove tutti, dal primo all’ultimo ballano tutti (anche gli over, posso assicurare), a Hai delle isole negli occhi con il suo stile soul.

L’European Tour è appena cominciato, quindi questo è solo l’inizio…… Dopodiché avviamo il nuovo countdown per il disco di inediti.

Nel frattempo… sabato replichiamo con l’ennesimo miracolo di Roma.

Nuove proposte del panorama musicale: intervista a Francesco Mattia Pisapia dei Terzo Piano

Qualche giorno fa ho recensito il loro album d’esordio ‘Super Super’, oggi invece scambio quattro chiacchiere con il cantante dei Terzo Piano, Francesco Mattia Pisapia, che mi ha raccontato il suo punto di vista in alcuni ambiti e svelato qualche notizia in più sul loro percorso artistico.

Quanto conta per voi il testo di una canzone rispetto alla musica?

Dipende. Negli ultimi anni abbiamo dato sempre più valore alle parole o per meglio dire al significato delle parole, perchè al suono delle parole siamo sempre stati molto attenti. In passato (essendo forse anche noi più giovani) credevamo di aver poco da dire, ma era un errore. Abbiamo poi capito che di cose da dire ne avevamo e dovevamo solo trovare un nostro personale modo per farlo.     In questo disco crediamo di esserci davvero riusciti. Comunque per rispondere alla tua domanda non posso non dirti che in fase compositiva il testo è qualcosa che arriva cronologicamente per ultimo (non per questo è meno importante). Scriviamo la musica, con la relativa melodia e poi troviamo un testo. A volte siamo stati anche ispirati da ciò che la musica ci trasmette, altre no.

Quanto e come vi trovate cambiati artisticamente dal primo EP (Treppi Eppi) ?

Enormemente. Dal nostro primo Ep è cambiato tutto, sono cambiati i gusti, gli strumenti, la formazione..insomma è rimasto solo il nome Terzo Piano! Scherzi a parte, è stato un processo obbligatorio. Sono maturati i nostri ascolti e soprattutto è maturata la consapevolezza di quello che realmente volevamo fare con la musica. Non solo abbiamo cambiato genere ma a mio avviso in questo disco siamo riusciti a fare qualcosa che appartenesse più a noi che alle nostre influenze.

Avete partecipato e vinto la terza edizione del concorso “Le Canzoni Migliori Le Aiuta La Fame 2014/2015”, ottenendo così un contratto discografico con l’etichetta indipendente di Perugia La Fame Dischi per la realizzazione del vostro disco: quanto è importante avere alle spalle il supporto di un’etichetta discografica?

E’ importante avere qualcuno che non solo crede è in te ma che è disposto a lavorare insieme a te. Esiste un lato del fare musica che non è musica ma con cui purtroppo dobbiamo fare i conti. Organizzare un tour, progettare delle uscite, avere dei contatti. Insomma un’ etichetta (che lavori bene, perchè ho sentito di tante esperienze negative da amici/colleghi) è una reale forza lavoro in più spesa attorno al tuo progetto musicale. Poi con La Fame Dischi ci siamo trovati da subito bene perchè abbiamo davvero lo stesso punto di vista su tutto.

Come vivete i concerti? Vi piace di più lo studio di registrazione o il contatto con il pubblico?

Sono entrambi lati belli dello scrivere musica. Vedere come si evolve una tua creazione in studio e le possibilità che hai (sopratutto in un genere come il nostro) di sviluppare le potenzialità di un brano è qualcosa di meraviglioso. Pero’ vedere come la gente reagisce ai tuoi pezzi live è qualcosa di imparagonabile. L’energia dei concerti e lo stesso divertimento della vita in tour(stress a parte) è quello che almeno io preferisco.

I giovani artisti trovano sempre più difficoltà a trovare la propria strada e molti scelgono l’estero. Meglio lottare per rimanere o cercare il successo altrove?

E’ vero, all’estero la musica è un’altra cosa. E’ una cosa seria, come deve essere. In italia il musicista è ancora visto come un “artista, un sognatore”. In Italia qualsiasi “artista” viene visto come un sognatore, un illuso, finché non succede che ha successo e ad un tratto diventa uno che semplicemente è nato con chissà quale talento da invidiare. Non è così, almeno per me. La musica è una forma d’arte ma puo’ essere anche un normale lavoro, oggetto di studio e di sacrifici che devono essere visti come tali, come i sacrifici che vengono fatti ed apprezzati in qualsiasi altro campo. Noi pero’ ad andare via non ci abbiamo mai pensato, ad esempio abbiamo sempre cantato in italiano, che poi non è stata neanche una scelta ma una cosa naturale: siamo italiani parliamo tutto il giorno italiano per quale motivo davanti ad un microfono dovremmo cambiare lingua? Per ora crediamo che il nostro posto sia qui, in questa Italia che non è il massimo ma che alla fine è casa nostra, poi vedremo.

Il disco con cui siete andati più in fissa in assoluto? Quello che avreste voluto incidere voi?

Posso parlare per me, il resto della band non so. In rapporto al fatto che suono, che canto, insomma che faccio musica mia ho sempre diviso gli album in due categorie: onestamente belli e inarrivabili. Ai secondi potevo solo inchinarmi e rimanere scioccato davanti alla loro bellezza, dei primi invece potevo iniziare ad inquadrare il lato compositivo facendomi domande anche su cosa fosse passato in testa all’autore. Senza scavare troppo nel passato faccio due esempi di musica contemporanea. “An awesome wave”, il primo degli Alt-j per intenderci, è un album onestamente bello nella sua semplicità. Quando l’ho scoperto nel 2013 mi sono messo a pensare come avessero fatto in quel momento storico a creare qualcosa di non già sentito, non innovativo, semplice ma così bello. Poi ci sono album come le produzioni di James Blake in merito alle quali so dire solo “è un genio, è un prodigio”, senza potermi neanche fare domande a riguardo.

Cosa pensate dei talent show? Partecipereste mai?

In realtà mai dire mai. Pero’ ti posso dire che per come la vedo io i talent più che un’occasione di successo rappresentano ad oggi un’ occasione di fallimento totale nella vista di un artista. Ti danno la possibilità di perdere alcuni anni lontano dalla vita reale, l’unica che potrebbe ispirare il tuo lato creativo. Ti danno la possibilità di ingabbiarti in contratti sicuramente economicamente svantaggiosi per te, ti danno l’illusione psicologica di un cambio di vita (che quasi mai arriva) e in quella speranza ti costringono ad abbandonare tutto quello che c’è intorno a te in quel momento. Forse ancor peggio di tutto quello che ho detto prima c’è il fatto che offrono la tua “arte” al peggior pubblico possibile, quello televisivo. Il pubblico che si scorda di te se non compari in tv per più di tre settimane, il pubblico che ama un varietà televisivo non la musica che in esso è contenuta. Senza contare che il solo fatto di essere andato in tv creerà anche una buona dose di snobbismo nei confronti di un’altra grande parte di pubblico, quello che si dichiara a tutti i costi “underground”! A sostegno della mia tesi c’è il fatto che per 3 o 4 artisti di cui sentiamo ancora parlare dopo 6-7 anni di talent ce ne sono centinaia e centinaia finiti nel dimenticatoio. Poi a me fa ridere questa grande ricerca del nuovo talento. Per come la vedo io non abbiamo bisogno di scoprire nuovi cantanti ma di scoprire nuove canzoni.