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Formule: il nuovo lavoro di Marazzita

Uscito il 10 Febbraio scorso, il disco d’esordio del cantautore calabrese Marazzita si sta lentamente facendo strada nel panorama delle nuove proposte italiane.

Formule, questo il titolo del lavoro, ha un che di vintage, di anni ’70, ma è allo stesso tempo molto originale e singolare. Le stesse canzoni hanno dei nomi particolari, abbastanza ricercati, che però non sempre riescono ad avere dei nessi con i significati dei testi.

Molto interessante il testo di Desktop, una critica sociale al web e al primato che ha ormai all’interno delle nostre vite.

Altri pezzi degni di nota sono sicuramente Tutto ci scorre addosso, Formule e Energia Cinetica.

Sicuramente la cosa più interessante di questo disco è il piacevole contrasto tra equazioni matematiche e parole scientifiche e le sonorità calde, leggere e soft.

 

Nuove proposte del panorama musicale: intervista a Francesco Mattia Pisapia dei Terzo Piano

Qualche giorno fa ho recensito il loro album d’esordio ‘Super Super’, oggi invece scambio quattro chiacchiere con il cantante dei Terzo Piano, Francesco Mattia Pisapia, che mi ha raccontato il suo punto di vista in alcuni ambiti e svelato qualche notizia in più sul loro percorso artistico.

Quanto conta per voi il testo di una canzone rispetto alla musica?

Dipende. Negli ultimi anni abbiamo dato sempre più valore alle parole o per meglio dire al significato delle parole, perchè al suono delle parole siamo sempre stati molto attenti. In passato (essendo forse anche noi più giovani) credevamo di aver poco da dire, ma era un errore. Abbiamo poi capito che di cose da dire ne avevamo e dovevamo solo trovare un nostro personale modo per farlo.     In questo disco crediamo di esserci davvero riusciti. Comunque per rispondere alla tua domanda non posso non dirti che in fase compositiva il testo è qualcosa che arriva cronologicamente per ultimo (non per questo è meno importante). Scriviamo la musica, con la relativa melodia e poi troviamo un testo. A volte siamo stati anche ispirati da ciò che la musica ci trasmette, altre no.

Quanto e come vi trovate cambiati artisticamente dal primo EP (Treppi Eppi) ?

Enormemente. Dal nostro primo Ep è cambiato tutto, sono cambiati i gusti, gli strumenti, la formazione..insomma è rimasto solo il nome Terzo Piano! Scherzi a parte, è stato un processo obbligatorio. Sono maturati i nostri ascolti e soprattutto è maturata la consapevolezza di quello che realmente volevamo fare con la musica. Non solo abbiamo cambiato genere ma a mio avviso in questo disco siamo riusciti a fare qualcosa che appartenesse più a noi che alle nostre influenze.

Avete partecipato e vinto la terza edizione del concorso “Le Canzoni Migliori Le Aiuta La Fame 2014/2015”, ottenendo così un contratto discografico con l’etichetta indipendente di Perugia La Fame Dischi per la realizzazione del vostro disco: quanto è importante avere alle spalle il supporto di un’etichetta discografica?

E’ importante avere qualcuno che non solo crede è in te ma che è disposto a lavorare insieme a te. Esiste un lato del fare musica che non è musica ma con cui purtroppo dobbiamo fare i conti. Organizzare un tour, progettare delle uscite, avere dei contatti. Insomma un’ etichetta (che lavori bene, perchè ho sentito di tante esperienze negative da amici/colleghi) è una reale forza lavoro in più spesa attorno al tuo progetto musicale. Poi con La Fame Dischi ci siamo trovati da subito bene perchè abbiamo davvero lo stesso punto di vista su tutto.

Come vivete i concerti? Vi piace di più lo studio di registrazione o il contatto con il pubblico?

Sono entrambi lati belli dello scrivere musica. Vedere come si evolve una tua creazione in studio e le possibilità che hai (sopratutto in un genere come il nostro) di sviluppare le potenzialità di un brano è qualcosa di meraviglioso. Pero’ vedere come la gente reagisce ai tuoi pezzi live è qualcosa di imparagonabile. L’energia dei concerti e lo stesso divertimento della vita in tour(stress a parte) è quello che almeno io preferisco.

I giovani artisti trovano sempre più difficoltà a trovare la propria strada e molti scelgono l’estero. Meglio lottare per rimanere o cercare il successo altrove?

E’ vero, all’estero la musica è un’altra cosa. E’ una cosa seria, come deve essere. In italia il musicista è ancora visto come un “artista, un sognatore”. In Italia qualsiasi “artista” viene visto come un sognatore, un illuso, finché non succede che ha successo e ad un tratto diventa uno che semplicemente è nato con chissà quale talento da invidiare. Non è così, almeno per me. La musica è una forma d’arte ma puo’ essere anche un normale lavoro, oggetto di studio e di sacrifici che devono essere visti come tali, come i sacrifici che vengono fatti ed apprezzati in qualsiasi altro campo. Noi pero’ ad andare via non ci abbiamo mai pensato, ad esempio abbiamo sempre cantato in italiano, che poi non è stata neanche una scelta ma una cosa naturale: siamo italiani parliamo tutto il giorno italiano per quale motivo davanti ad un microfono dovremmo cambiare lingua? Per ora crediamo che il nostro posto sia qui, in questa Italia che non è il massimo ma che alla fine è casa nostra, poi vedremo.

Il disco con cui siete andati più in fissa in assoluto? Quello che avreste voluto incidere voi?

Posso parlare per me, il resto della band non so. In rapporto al fatto che suono, che canto, insomma che faccio musica mia ho sempre diviso gli album in due categorie: onestamente belli e inarrivabili. Ai secondi potevo solo inchinarmi e rimanere scioccato davanti alla loro bellezza, dei primi invece potevo iniziare ad inquadrare il lato compositivo facendomi domande anche su cosa fosse passato in testa all’autore. Senza scavare troppo nel passato faccio due esempi di musica contemporanea. “An awesome wave”, il primo degli Alt-j per intenderci, è un album onestamente bello nella sua semplicità. Quando l’ho scoperto nel 2013 mi sono messo a pensare come avessero fatto in quel momento storico a creare qualcosa di non già sentito, non innovativo, semplice ma così bello. Poi ci sono album come le produzioni di James Blake in merito alle quali so dire solo “è un genio, è un prodigio”, senza potermi neanche fare domande a riguardo.

Cosa pensate dei talent show? Partecipereste mai?

In realtà mai dire mai. Pero’ ti posso dire che per come la vedo io i talent più che un’occasione di successo rappresentano ad oggi un’ occasione di fallimento totale nella vista di un artista. Ti danno la possibilità di perdere alcuni anni lontano dalla vita reale, l’unica che potrebbe ispirare il tuo lato creativo. Ti danno la possibilità di ingabbiarti in contratti sicuramente economicamente svantaggiosi per te, ti danno l’illusione psicologica di un cambio di vita (che quasi mai arriva) e in quella speranza ti costringono ad abbandonare tutto quello che c’è intorno a te in quel momento. Forse ancor peggio di tutto quello che ho detto prima c’è il fatto che offrono la tua “arte” al peggior pubblico possibile, quello televisivo. Il pubblico che si scorda di te se non compari in tv per più di tre settimane, il pubblico che ama un varietà televisivo non la musica che in esso è contenuta. Senza contare che il solo fatto di essere andato in tv creerà anche una buona dose di snobbismo nei confronti di un’altra grande parte di pubblico, quello che si dichiara a tutti i costi “underground”! A sostegno della mia tesi c’è il fatto che per 3 o 4 artisti di cui sentiamo ancora parlare dopo 6-7 anni di talent ce ne sono centinaia e centinaia finiti nel dimenticatoio. Poi a me fa ridere questa grande ricerca del nuovo talento. Per come la vedo io non abbiamo bisogno di scoprire nuovi cantanti ma di scoprire nuove canzoni.

 

Il nuovo SUPER SUPER disco dei Terzo Piano

Sono 4 giovani musicisti. No, non sono i Ricchi e Poveri. Un altro indizio? Sono tutti ragazzi…. Nah, non sono neanche Bluevertigo.                                                                                                     Sono molto, molto più fighi.  State pensando ai Pooh?  Sbagliato.

La band si chiama ‘Terzo Piano’, viene da Cava dei Tirreni ed è formato da Francesco Mattia Pisapia (voce e chitarra), Rocco Izzo (chitarra e cori),  Alfonso Senatore  (batteria e cori), e Christian Bisogno (tastiere).

La band ovviamente non è uscita così dall’ovetto Kinder, e non suona da ieri. Ha già prodotto autonomamente un Ep nel 2012, intitolato “Treppi Eppi”, recensito positivamente da numerose testate online.

Oggi però, i Terzo Piano rientrano in scena con un bel fuoco d’artificio, un lavoro nuovo, un album più pensato e maturo.

Il singolo che ha anticipato l’uscita del disco si chiama “Attratti Super“, è un brano sul lento andante che ci propone un interessante confronto e contrasto tra due cosette semplici e banali: sentimento e ragione.

Voglio parlare subito del mio pezzo preferito: ‘Jungle‘. Apparte il fatto che per quanto mi riguarda si aggiudica il primato ‘Base più cool- Ottobre 2015’, è qualcosa di davvero nuovo, fresco.  Mai sentito nel panorama italiano. Uno stile finalmente diverso dalla solita solfa che ultimamente ci appioppano.

Il brano “O” è una conferma. Una conferma di come i ragazzi siano riusciti a lavorare consapevolmente sulle atmosfere alternative, proponendo un sound e uno stile più ricercato. Qui secondo me i principali meriti sono della sezione ritmica, nonostante il buon effetto della voce.

Altri pezzi che meritano un posto nelle librerie musicali sono H (Pt.2), Loop e Super-8.

Riassumendo, questi giovani ragazzi sono moderni, originali suonano in maniera matura e meritano pubblico e visibilità. Sono adatti ad un pubblico piuttosto ampio, che raccoglie consensi nella larga zona d’ombra (dimenticata ormai da un bel pò) tra pop chitarristico e alternative-rock.

Voilà la copertina del disco!

Voilà la copertina del disco!