Acqua azzurra, acqua chiara: la devozione dell’ultima ora

“Non conosciamo mai il valore dell’acqua finché il pozzo è asciutto”

É con questo aforisma di Thomas Fuller che voglio introdurre l’argomento di oggi, un pò parallelo alla musica, ma che gli habitué dei concerti, soprattutto negli stadi, sicuramente riscontreranno nella loro esperienza: la sete ad un’ora dal concerto.

La situazione è questa, ti trovi in piedi, sudato come dopo la maratona di Berlino, già stanco ma elettrizzato per quel live che aspetti da mesi. Ad un certo punto però arriva un momento che davvero detesti con tutto il cuore… la gola diventa secca e di saliva non c’è più alcuna traccia: hai assolutamente bisogno di una bottiglietta d’acqua. Così inizi a guardarti intorno, in cerca del tuo salvatore, l’omino che vende l’acqua… ma ovviamente di lui non c’è ombra. Prosegui ad osservare dettagliatamente ogni centimetro quadrato del parterre o del prato, quando ad un certo punto lo scovi, lo vedi, circondato da un numero infinito di persone nella tua stessa condizione, e ovviamente dalla parte opposta del palco, a significare che ci metterà così tanto ad arrivare nelle tue vicinanze che fai prima a raggiungere i monti del Matese e prenderla direttamente alla fonte questa benedetta acqua.

Poi per miracolo, non sai come, ne vedi un altro, più vicino, e quindi inizi a sbracciarti, a cercare di catturare la sua attenzione, al che i tuoi amici fanno finta di non conoscerti e le persone che ti sono affianco ti guardano come se fossi un alieno, ma a te non importa perché hai bisogno del tuo oro blu. Quando il tuo arcangelo ti nota e arriva, tu hai gli occhi lucidi e ti senti miracolato, paghi tralasciando il fatto che ti abbiano chiesto una tombola per una bottiglietta e inizi a rifocillarti come dopo una gita nel deserto di Accona.

Ah, la meraviglia delle avventure ai concerti.

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